sabato 11 ottobre 2008

In Parlamento o in piazza: Il dilemma (e l'opportunità) del PD

Il PUNTO di Stefano Folli
da Il Sole 24 Ore del 09.10.2008

Discutere e poi votare le misure finanziarie sfida prioritaria. Il 25 può creare confusione.

Rimboccarsi le maniche in Parlamento o scendere in piazza il 25? Messo in questi termini, il dilemma che scuote il Partito democratico può sembrare riduttivo. Viceversa nasconde un problema politico di fondo che riguarda il modo di fare opposizione in questo frangente drammatico. È chiaro che esiste un "prima" e un "dopo" rispetto alla crisi finanziaria. Nel giro di pochi giorni il mondo è cambiato. Sono saltate un certo numero di certezze, in America e in Europa.

Proprio ieri sera il governo Berlusconi ha preso decisioni importanti, al pari di altre capitali dell'Unione (o di quello che ne resta). Ora si pone la questione di fondo: cosa farà l'opposizione in Parlamento? Sosterrà il piano governativo, sia pure negoziando emendamenti e correttivi, ovvero si arroccherà nel rifiuto? Si direbbe che il vertice del Pd abbia scelto con saggezza la prima ipotesi. Ci si è resi conto che si tratta di una sfida cruciale, se si vuole riaffermare la cultura di governo del centrosinistra, definendo i contorni e l'identità dell'opposizione per i prossimi due-tre anni.

Secondo punto. Sarà anche vero, come dice Veltroni, che «non si capisce tanta preoccupazione per una manifestazione democratica ». Ma proprio perché la situazione è cambiata, il grande raduno del 25 rischia di trasformarsi in una prova, non di forza, ma di schizofrenia. Si rischia di avere un Pd che da un lato si assume le sue responsabilità e concorre a una approvazione «bipartisan» del piano,mentre dall'altro va in piazza a urlare slogan contro il «regime» berlusconiano. In Parlamento unisce i suoi voti a quelli della maggioranza e al di là del portone del palazzo denuncia quella stessa maggioranza ( Veltroni, pochi giorni fa: «La crisi finanziaria è colpa delle politiche della destra»).

È chiaro che l'opposizione ha il dovere, non solo il diritto, di esprimere con forza le sue idee, specie quando sono in gioco i diritti di libertà. In piazza, in Parlamento o dove preferisce. Ma mescolare troppo i piani nel momento sbagliato rischia di mandare un messaggio sbagliato agli italiani. Come ha detto per primo proprio un esponente del Pd,Marco Follini.E c'è da supporre che molti, dietro le quinte,siano d'accordo con lui:a cominciare da D'Alema.Se oggi la prioritàè unirsi in Parlamento contro il collasso finanziario, mettendo da parte lo spirito di fazione in nome dell'interesse generale, è evidente che tutto il resto diventa fuorviante. Compresa la manifestazione del 25.

Un centrosinistra «di governo» non dovrebbe aver dubbi su cosa fare. E bene ha fatto Veltroni, ieri sera, a sollecitare la maggioranza perché accetti di discutere con l'opposizione alcuni aspetti del provvedimento. Giusto aver indicato il nodo della stretta creditizia – un rischio reale per il sistema delle imprese – come uno dei passaggi centrali del piano di Berlusconi e Tremonti. Altrettanto logico, da parte del segretario del Pd, è aver accantonato il risentimento contro un presidente del Consiglio che insiste, ed è incomprensibile, a irridere il leader dell'opposizione («Non me ne frega niente di quello che dice...»).

È opportuno che il centrosinistra si concentri sugli aspetti concreti delle misure economiche. E poi che non faccia mancare il suo sostegno. La posizione di rifiuto l'ha già assunta Di Pietro, che naturalmente parla dei provvedimenti come di un grande imbroglio. L'ex magistrato andrà in piazza, così come l'estrema sinistra. È proprio il caso che ci vada anche il Pd, buon ultimo?


PERICOLI : EFFICIENZA, MA DEMOCRATICA

IL TIRRENO
SABATO, 11 OTTOBRE 2008

EMANUELE ROSSI
Vi è la sensazione diffusa che nel nostro Paese vi sia ormai se non una aperta insofferenza, perlomeno un atteggiamento di minor considerazione verso la democrazia e le sue regole rispetto ad esigenze di efficienza e di risultati. Sembra che la maggior parte degli italiani sia disposta a rinunciare a qualcosa in termini di democrazia purché in cambio si risolvano i problemi: se per ottenere questo risultato si deve fare a meno di processi di condivisione e partecipazione democratica, pazienza. I sintomi sono tanti: crescente insofferenza verso i riti della politica; mugugno nei confronti dei tempi del Parlamento a fronte delle esigenze di celerità del Governo; malessere degli amministratori locali nei riguardi dei vari Consigli (regionali, provinciali e comunali); difficoltà di far funzionare in modo democratico i partiti e la loro vita interna. Il fenomeno non è del tutto nuovo: si pensi a come le riforme relative alle modalità di elezione e di funzionamento degli enti locali degli anni Novanta traessero ispirazione anche da questo tipo di atteggiamento. La contrapposizione tra efficienza decisionale e democrazia è antica: anzi, da sempre una delle critiche mosse nei confronti della democrazia è la sua difficoltà di garantire risultati efficienti, che invece una gestione non democratica più facilmente ottiene (come nelle aziende, dove infatti non vi è un’organizzazione democratica). E sebbene tutti (o quasi) riconoscano che la democrazia ha altri vantaggi, questi sono evidentemente considerati, almeno oggi, meno importanti e non conciliabili: un po’ come accadde nei confronti dello Stato sociale, allorché si cominciò ad accusarlo di essere diventato troppo assistenziale e se ne è giustificato il disfacimento. Non voglio esaminare le cause e le ragioni di questo atteggiamento: credo però che sia necessario vigilare ed anche cominciare ad essere preoccupati, per almeno due ragioni. La prima è che è falso ritenere che, nei sistemi pubblici moderni, l’efficienza decisionale possa fare a meno della democrazia e della partecipazione. Al contrario, i processi effettivi di cambiamento richiedono oggi sempre più, per essere efficienti, percorsi di partecipazione, consenso e condivisione. Le società complesse esigono processi inclusivi e quindi partecipati, perché soltanto attraverso la conoscenza ed il successivo confronto le diverse istanze riescono a trovare sintesi positive ed efficaci, capaci di essere accettate e sostenute da chi ne è il destinatario. La seconda è evidente a tutti: pensare che vi possano essere degli illuminati che grazie alle loro brillanti capacità o intuizioni possano trovare la soluzione ai problemi di tutti è un pensiero che gli italiani hanno già conosciuto, e che sappiamo bene dove ci ha portati. Occorre certo lavorare perché la democrazia sia più efficiente, ma intanto dobbiamo operare per impedire che alcuni possano pensare che della democrazia se ne può fare anche a meno.

lunedì 6 ottobre 2008

Una Poesia

DATECI

Date qualche cosa da distruggere
Una corolla, un angolo di silenzio,
Un compagno di fede, un magistrato,
Una cabina telefonica
Un giornalista, un rinnegato,
Un tifoso dell'altra squadra, Un lampione, un tombino, una panchina.
Dateci qualche cosa da sfregiare,
Un intonaco, la Gioconda,
Un parafango, una pietra tombale.
Dateci qualche cosa da stuprare,
Una ragazza timida,
Un'aiuola, noi stessi.
Non disprezzateci: siamo araldi e profeti.
Dateci qualche cosa che bruci, offenda, tagli, sfondi, sporchi,
Che ci faccia sentire che esistiamo.
Dateci un manganello o una Nagant,
Dateci una siringa o una Suzuki.
Commiserateci.

Primo Levi

domenica 5 ottobre 2008

L'intervento di Veltroni alla Direzione Nazionale del 3 Ottobre




PRIMO PIANO Relazioni

Pubblichiamo una sintesi per temi dell'intervento di Walter Veltroni alla Direzione Nazionale del PD.Perfezionisti della vita democratica.Siamo dei perfezionisti della vita democratica, ma non credo che esista un partito al mondo che ne abbia una così ricca articolata come la nostra. All’estero la crisi della tradizione dei partiti di massa si è consumata rapidamente e noi siamo un organismo che crede alla ricchezza della vita democratica come valore. La discussione però è un mezzo non un fine, un partito deve essere utile a un paese, a una comunità. La discussione che si svolge al suo interno deve essere costantemente finalizzata all’idea di accrescere la comunicazione con la società, capire come essa si muove. Il nostro modo di lavorare deve essere ispirato a questo, il pluralismo interno è una ricchezza con pezzi di società che guardano a pezzi del PD e affluiscono in esso. Va bene se è questo e non diventa asfissiante, l’imposizione di una maglia che finisce per comprimere. Abbiamo una bellissima libertà intellettuale: testa e cuore che agiscono autonomamente facendo parte di una comunità fatta di singoli, non una gabbia di ferro. Una singolare combinazione: massimo pluralismo interno e massima capacità di attrarre i singoli. L’impresa è far convivere persone con origini diverse, ma tra qualche mese si dimenticherà da dove si viene. A me già viene da pronunciare un solo noi, che è quello del PD. Non è facile altre esperienze in passato sono fallite e non ho gli strumenti che ha Berlusconi per tenere insieme un partito. Può dire: questi qui non li mando più in tv, è capitato nel Popolo delle libertà. Noi abbiamo lo strumento della direzione politica , del convincimento, dello spirito di squadra e siamo un gruppo di persone responsabili che sanno che c’è un punto oltre il quale si fa del male all’impresa collettiva. Le feste ce l’hanno detto con chiarezza anche se uno dei nostri difetti è quello di non capire quando il tamburo sta suonando. Il tamburo della gente dice: attenti, avete discusso, ma ora pensate a quello che sta succedendo.YouDem. YouDem Tv non nasce come tv ma come forma moderna di un partito moderno: non sarà una tv con palinsesto ma lo strumento con il quale il PD comunicherà con la rete, fatto dai cittadini e non da chi confezionerà il tutto, andrà sul satellite per parlare: è un pezzo di un’idea di partito moderno che costruisce comunità dove politici e cittadini si incontrano, come i blog e i network. Non c’è nulla di male in due tv, abbiamo anche cercato di intrecciarci con Red TV. Le tre fasi del PD. Il segretario ha ripercorso quelle che per lui sono state le tre fasi: la prima quella dal discorso del Lingotto, le elezioni primarie, le elezioni dello scorso aprile. “Un periodo che ci ha dato sensazioni esaltanti e un risultato elettorale importante”. La seconda quella post-elettorale “difficile, anche per me. Dava l’impressione che tornasse qualcosa di antico”. La terza quella “delle feste, della summer school. Non ne ho sentito le tracce perché non avete partecipato ma è stata una grande fabbrica di esperienze, conoscenze,culture. E ora la manifestazione del 25 e poi la conferenza programmatica. E’ la fase dell’”ora che succede” c’è attenzione e sarà una grande e positiva manifestazione per l’alternativa.La crisi della democrazia e la crisi economica.Ho fama di essere una persona moderata, che bilancia la passione interiore. Potete immaginare se le cose che dico, che sono lo sviluppo di quel che ho detto al Lingotto quando ho usato l’espressione “crisi della democrazia” e quello che sto dicendo con accenti e toni diversi da chi è accomunato a questa valutazione. È quello che ho trovato in un articolo sul Sole di Carlo Bastasin che ragionava sul voto del congresso USA che nel cuore di una tempesta monetaria ha respinto il piano Paulson. Ho avuto la sensazione di una manifestazione del più drammatico problema con cui occidente si torva a fare i conti. Siamo a un tornante della storia, dopo il quale difficilmente le cose resteranno com’erano prima. Per noi capire che a assetti strutturali corrispondono modifiche dell’opinione pubblica significa capire che bisogna prepararsi a una battaglia. La crisi dei subprime da dove nasce? Da una crisi sociale, da un processo d’impoverimento della parte della società americana che faceva i mutui e non ha i soldi per pagare. È una crisi che proseguirà perché ci sono i pignoramenti e avrà effetto sull’economia reale. C’è una crisi sociale perché i manager sono in uscita e c’è chi ha la casa pignorata. È la crisi sociale di un modello di sviluppo che ha come sua origine la destra con la deregulation, con il salto dell’idea del mercato regolato. Come nasce Forza Italia? Con l’idea che lo stato fosse tutto lacci e lacciuoli e ogni autorità indipendente una rottura di scatole. Nasce ideologicamente liberista discendendo dal reaganismo e oggi approda al contrario senza elementi di rottura. Ed è tutto normale? Se lo avessimo fatto noi ci avrebbero impalato e invece loro rievocano lo stato al centro del sistema economico.Una società impaurita e l’autoritarismo. Le notizie dei giornali dal razzismo all’aumento dell’Euribor sono tutte figlie di questa famiglia come quelle su chi si sente male e nessuno lo aiuta sull’autobus. Hanno tutte il segno di una società impaurita e incattivita. Il messaggio della destra è ‘chiuditi in casa che al resto ci penso io’. Nella storia ogni volta che si sono fatte strada opinioni di questo tipo e si sono intrecciate crisi sociale e istituzionale la società ha conosciuto le sue tenebre. Siamo di fronte a una società veloce e ad una decisione politica lenta! Ma una società veloce ha bisogno di decisioni veloci. Berlusconi quando dice quelle cose si mette in sintonia con l’opinione pubblica perché la democrazia deve decidere senno non è democrazia e non risponde alla missione di governare una società complessa. Non è un problema solo in Italia ma in tanti paesi europei e comporta lo spostamento a destra dell’opinione pubblica mentre l’Europa è vista distante e incapace di decidere portando all’euroscetticismo. L’Europa è utile vogliamo dirlo? Se non avessimo la nostra moneta nell’euro saremmo in un maremoto, l’euro ci consente di reggere meglio a questa sfida. C’è il rischio di un autoritarismo moderno, l’idea di una società che quando la guardi non è più la stessa perchè non ci sono più le garanzie di una democrazia che decide. Mettere insieme gli elementi specifici del rischio italiano non significa abbracciare la teoria del regime. A me fa paura l’abitudine a cose alle quali non dobbiamo abituarci. E non m’importa se fai un sondaggio sugli immigrati perché sento il dovere che qualcuno in un paese costituisca la forza morale per rappresentare un’alternativa possibile. Le aggressioni a Parma e Torbellamonaca indicano un male: quello del rischio della xenofobia del razzismo che appaga chi ci prende i voti ma distrugge il tessuto sociale, è l’insecurizzazione della società. “Il governo è responsabile del malessere italiano”, per via dei suoi atteggiamenti intollerabili. Non è possibile che il presidente del consiglio dice cose palesemente non vere, l’altro giorno ha detto che prendeva l’elicottero per andare a vedere i campi nomadi e prima che non si recava all’Onu per seguire Alitalia!. L’idea che si può dire tutto e il contrario di tutto senza essere contraddetti è assurda. Ha insultato il capo dell’opposizione, i sindacati. Il governo manda a sbattere le trattative, un’opposizione contraria ma che si adopera per trovare una soluzione, informa il governo, la fa uscire dal binario morto e il premier invece di darcene atto o non dire nulla si scaglia contro il capo dell’opposizione! Il paradigma di un’opposizione iper-responsabile e un premier che fa annunci e spot. Ma le cose cominciano a cambiare il paese fa i conti con la situazione reale. Cito due cose.Costo della vita: ci so occupa della borsa di Milano e va bene ma la borsa di chi va a fare la spesa è vuota. E se è vuota peggiorano le imprese i lavoratori, il paese. Ma il governo in questo momento in cui siamo in ginocchio, e non solo per la crisi mondiale, non fa interventi anticiclici. Cosa fa il governo per venire incontro alle esigenze della classe media che si sente precipitare verso il basso. Il 60% dei poliziotti cede un quinto dello stipendio per arrivare a fine mese. Cosa fa il governo oltre che occuparsi delle cose dei sondaggi come grembiuli e scritte sui muri? Questa questione dobbiamo farla irrompere con grande determinazione perché dalla soluzione di questa crisi deriva la capacità della società di sottrarsi alla paura. Il PD forza dell’innovazione.Come pensano di far ripartire un paese bloccato senza diminuire le tasse, non sostenendo salari e pensioni, né facendo investimenti?Il governo ombra elabora di continuo proposte di legge. Abbiamo fatto una proposta sulle intercettazioni, ci siamo messi d’ascolto sul federalismo, sono convinto che guardando la storia italiana il nostro assetto dovrebbe far leva sulle regioni, sulla giustizia. Non dobbiamo difendere cose indifendibili ma la sostanza di un’assetto costituzionale mentre l’avvocato e deputato Ghedini definisce la magistratura non democratica! Abbiamo ragionato sul rapporto tra coscienza religiosa e impegno politico, come sul testamento biologico. È il modo di lavorare giusto, quello che cerca la sintesi. Non possiamo dimenticare di aver vissuto tempi in cui la democrazia faticava a decidere e dei ceti sociali hanno scelto di affidare dei compiti a chi prendeva una via semplificata.Da dove diavolo riparte l’Italia?Da un mercato libero e regolato dallo stato, con in valore d’impresa come funzione democratica. Lo stato in aree dove ha un valore strategico come l’acqua. Preoccupiamoci del destino delle classi medie, di chi ormai dorme nella sala d’attesa degli aeroporti di Milano. Dobbiamo essere la forza che rassicura il paese responsabile, che non racconta balle agli italiani che assolve il destino delle classi medie e risponde alle paure ambientali. Non sottovalutiamola.La manifestazione del 25 dovrà andare in questa direzione, siamo una grande forza per l’alternativa o pensavano che fossimo il club della pipa? Si sono stupiti ma siamo un grande partito d’opposizione. Venite con noi e non ci sarà scritto contro il regime per la libertà. Scriveremo salva l’Italia. Dalla condizione d’impoverimento nella quale si trova, dai tagli alla scuola, da una perdita di ruolo in Europa e dal punto di vista dei valori. Non dobbiamo avere paura, Follini e Tonini lavoreranno a un convegno sul tema della paura che si chiami come il libro di Woytila, Non abbiate paura.Materie per un PD nuovo che continui la sua sfida di opposizione che si distingua da forze estremiste, che appaia rassicurante e capace di costruire un destino nazionale.Forze nuoveDobbiamo rapportarci a associazioni e movimenti. Diverse forze si stanno avvicinando al PD ed è positivo, il sindaco di Gela, Rosario Crocetta ha deciso di aderire, un gruppo di persone a partire da Gavino Angius hanno deciso di avviare un rapporto di collaborazione e scambio, tante forze che stavano nella sinistra guardano al PD. A livello locale dobbiamo fare alleanze programmatiche e avere il massimo consenso possibile. Sono d’accordo a fare un’organizzazione degli immigrati anche se sono in tutte le strutture e chiedo a Nando Della Chiesa, Marcella Lucidi e Gad Lerner di costituire una consulta dell’immigrazione.
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martedì 30 settembre 2008

LA VECCHIA NARRAZIONE

VELTRONI E IL PUTINISMO
Corriere della sera
di PierLuigi Battista
Un partito, oltre che dai suoi programmi e dalle sue linee di condotta, è necessariamente tenuto insieme da una «narrazione», da una chiave narrativa ed emotiva che legge simbolicamente il mondo e modella il lessico del suo popolo, ravvivandone il senso di appartenenza. La denuncia di Veltroni della deriva autoritario- putiniana in cui starebbe sprofondando la maggioranza di governo dimostra che se sul piano dei programmi e dei valori il Partito democratico ha portato a compimento una coraggiosa frattura con il passato, sul piano della «narrazione» appare invece ancora prigioniero degli schemi, degli automatismi mentali e del discorso retorico dell'oramai defunta Prima Repubblica. Riaffiora il disegno narrativo che prevede la descrizione dell'avversario come nemico ontologico della democrazia e di conseguenza anima l'appello «unitario» per fronteggiare il pericolo incombente. Contro Putin non si impone forse la mobilitazione straordinaria e la messa tra parentesi di dissensi e diversità?Sembrava che questo schema narrativo finalmente si fosse frantumato con le elezioni, e prima ancora con la scelta dello stesso Veltroni di sottrarsi all'imperativo dell'ammucchiata eterogenea cementata solo da un corale «contro », anziché da un progetto condiviso. Un gigantesco equivoco ha preteso che il nuovo schema dovesse necessariamente prevedere l'autocensura moderata dell'opposizione, la sordina sulle critiche anche veementi all'azione del governo. Invece no, è assolutamente normale che l'opposizione demolisca, eventualmente, la politica economica, le scelte sull'immigrazione, i provvedimenti sulla scuola, gli orientamenti sulla giustizia del governo. È ciò che fanno tutte le opposizioni del mondo democratico, che talvolta si confrontano con la maggioranza, e molto più spesso ne contrastano duramente la politica. Ma se si cede alla tentazione di alimentare il sospetto sulla stessa lealtà democratica dell'avversario, se tra la maggioranza e l'opposizione si costruisce un muro invalicabile che tende a dividere inappellabilmente il campo della democrazia da quello dell'antidemocrazia, allora si finisce per svuotare il principio stesso della reciproca legittimazione tra le parti politiche che competono alla guida dell'Italia.Crede davvero il leader del Pd che lo stesso avversario con cui solo pochi mesi fa si chiedeva un patto per le riforme istituzionali più urgenti, che lo stesso Berlusconi con cui proprio in questi giorni D'Alema (ma la coincidenza cronologica è davvero casuale: la conversazione con Bruno Vespa è di alcuni mesi fa) ha avviato una discussione sul modello presidenzialista, che dunque proprio l'interlocutore di ieri si sia trasformato nell'odierno rischio democratico? L'ipotesi più verosimile è che Veltroni, dopo aver imboccato con successo (anche se accolto con le reazioni sgarbate del capo del governo) la via del «confronto» nelle ultime fasi della vicenda Alitalia, abbia in mente la scadenza del 25 ottobre, in cui il popolo democratico manifesterà in piazza contro il governo Berlusconi. Conoscendo il suo popolo e le sue pulsioni, il leader del Pd sa quanto la «narrazione » della democrazia in pericolo, costruita in un quindicennio dominato dal vecchio schema, abbia ancora un'influenza pervasiva nella mentalità e nell'emotività diffusa nella sinistra. Un residuo del passato.

lunedì 29 settembre 2008

CONVERGENZE PARALLELE

Provincia, 29 settembre 2008
Il presidente della provincia di Pisa, Giovanni Pieroni, sta facendo di tutto per evitare le primarie, nel contempo, a San Miniato, per la corsa a sindaco, c'è una giovane donna che vorrebbe farle: sta per esplodere una Grana.
da Il primo cerchio
Il primo cerchio

AVANTI CON LE PRIMARIE


Dall’Assemblea Comunale del Partito Democratico, riunitasi l’ultima volta alla fine di maggio, l’argomento ”primarie” sembra scomparso, comparendo sporadicamente di riflesso solo rispetto alla definizione delle regole di svolgimento regionale.
Le primarie sono un valore e non una procedura burocratica così come ricorda Gianfranco Pasquino nel suo recente articolo su L’Unità “ Chi ha paura delle Primarie”. Sono anche un momento fondamentale in cui si attua una cultura democratica e aperta di confronto delle istanze politiche.
La questione, nel territorio provinciale, non è irrilevante. Abbiamo Sindaci non rieleggibili, perché a fine del secondo mandato, e Sindaci alla fine del primo mandato così come lo stesso Presidente della Provincia.
Le procedure sono ormai fissate da tempo, il 3 febbraio, in tutta la regione, si svolgeranno le primarie. Il tempo a disposizione non è molto.
Il primo passo, stabilito dal regolamento regionale, è costituito dalla formulazione per scritto, da parte degli amministratori in carica, qualora siano al primo mandato, di una dichiarazione in cui dovranno manifestare la propria decisione di candidarsi. Solo dopo tale dichiarazione (da formulare entro il 15 ottobre) potranno essere avviate le raccolte di firme per candidature diverse.
Nella realtà cittadina livornese dei due amministratori uscenti, il Sindaco ha già affermato pubblicamente in più occasioni di non volersi autocandidare, ma di aspettare un pronunciamento del partito democratico.
Tale percorso non è previsto dal regolamento e del resto non sembra neppure che rimanga il tempo sufficiente per una verifica adeguata, presso gli iscritti ed elettori dato che il termine per l’eventuale candidatura alle primarie è il 15 ottobre.
Delle volontà del Presidente della Provincia Kutufà non si hanno notizie.
Tale verifica non è ancora partita ed il rischio, in un clima incerto come sembra determinarsi, è quello di non far percepire l’importanza politica e di partecipazione democratica che le primarie portano con sé come loro significato profondo e come valore.
Niente, meglio delle primarie, rende credibile agli occhi degli elettori la sincerità del progetto di rinnovamento della politica su cui è nato il PD, mentre svalutarne il ruolo in qualsiasi modo potrebbe danneggiare irrimediabilmente tale credibilità.
Facciamo pertanto appello a tutte le risorse del partito affinché sviluppino un dibattito aperto e sereno che sdrammatizzi e renda legittimo agli occhi di tutti gli iscritti ed elettori un confronto aperto e leale tra idee, programmi e candidati.
Daniela Miele Coordinamento territoriale Associazione INCONTRIAMOCI
Daniele Bettinetti Coordinamento comunale Associazione INCONTRIAMOCI



domenica 28 settembre 2008




Berlusconi sembra deciso ad eliminare le preferenze anche dalle elezioni europee. Il Partito Democratico si è già detto contrario, e si prepara ad opporsi, ma abbiamo già verificato che questa destra non si fa scrupoli a cambiare le regole del gioco a colpi di maggioranza: maggioranza che è molto netta, alla Camera e al Senato.Di fronte a questa probabile, ennesima riduzione degli spazi della democrazia, noi crediamo che il PD debba rispondere rilanciando le primarie anche per scegliere i candidati per le Europee. Se il nostro partito rendesse noto da subito che, in caso di liste bloccate, queste saranno decise dagli elettori e non dalle segreterie, allontanerebbe qualunque sospetto che, sotto sotto, quella soluzione non gli dispiace.La nostra campagna Primarie vere, primarie sempre - www.primariesempre.org - raccoglie adesioni per assicurare le primarie anche alle europee. Ci siamo posti l'obiettivo di arrivare a mille firme entro la fine di settembre, e questo obiettivo è alla portata: ne mancano meno di 150. Però ci serve la collaborazione di tutti. Per chi non ha ancora aderito, questo è il momento giusto per farlo; per tutti, è il momento di far conoscere l'iniziativa e trovare nuove adesioni.Vi chiediamo solo due cose: fate girare questo messaggio fra tutti i vostri amici, conoscenti, fra tutti quelli che hanno a cuore la democrazia.
E, se non lo avete ancora fatto, aderite! Basta andare sul sito della campagna, oppure mandare un'email con nome, cognome e città a primariesempre@gmail.com
Diamoci da fare, facciamo capire agli italiani chi sono i veri democratici!
Il gruppo di Primarie vere, primarie sempre

Dal blog di Giancarlo Sacripanti:http://sacripanti.blog.tiscali.it//I_tempi_della_politica_1930503.shtml


Il silenzio degli ignavi
Gli ignavi oggi sono coloro che si adeguano senza mai schierarsi , senza mai esprimere una propria idea evitando quel confronto critico e responsabile necessario per una società culturalmente partecipata. Hanno scelto il silenzio, il non rispondere nella certezza che è meglio tacere e rinviare piuttosto che sottoporsi al dialogo; " ..non ragioniam di lor , ma guarda e passa" il verso dantesco andrebbe benissimo se tanti ignavi non fossero entrati in politica ....
Turms
Appello
Le fortezze che si ritengono inattaccabili , inespugnabili per tradizione e rendita storica , hanno sicuramente un difetto: invecchiano. E allora ... perché l'oligarchia degli eterni duplicanti e degli arrivisti senza alcuna qualità non toglie il disturbo ?

Turms

*Turms divinità etrusca che trovava un corrispettivo nel mondo greco in Hermès, il messaggero degli dèi


Grazie, Giancarlo e benvenuto nel mondo dei bloggers!
Daniela
http://sacripanti.blog.tiscali.it//I_tempi_della_politica_1930503.shtml

venerdì 26 settembre 2008

Giulia, la radicale che sfida i «young dem» «Sembrano la Dc, ma organizzati peggio»

Storia di.....PRIMARIE!


Corriere della Sera intervista Giulia Innocenzi


26 Settembre 2008


Giulia Innocenzi,


Partito Democratico, primarie
Il personaggio: tra sit-in e denunce, la 24enne Innocenzi ha fatto slittare le primarie dei giovani Pd.
Roma - «Questa storia delle primarie giovanili nel Pd è gravissima… anzi, no: è comica. A pensarci bene è più comica che grave». (Sa giocare con le parole. Talento indispensabile, per militare nel Partito radicale: Giulia Innocenzi è la coordinatrice studenti dell’associazione Luca Coscioni, ha 24 anni, è nata a Rimini, madre inglese, l’Erasmus a Parigi, poi ospite di una famiglia a Las Vegas, quindi la laurea in Scienze politiche: diciamo che avrebbe un identikit perfetto per piacere a Walter Veltroni). «E invece direi proprio che…».Andiamo con ordine.«Allora, salto indietro d’un paio di settimane: mi parlano delle primarie, ci penso, l’idea mi piace, decido di candidarmi».
Come?
«Ecco, appunto. Apro il sito del Pd: zero, nemmeno una parola. Allora telefono al partito: ma, pure lì, nessuno sa niente».
Scusi: sul sito del Pd non c’era traccia delle primarie giovanili?
«Ripeto: neppure mezza parola».
Lei, a questo punto, che fa?
«Insisto con il partito. Finché un tipo caritatevole non mi dà il numero di un certo Fausto Raciti, mio coetaneo, ex segretario dei piccoli diessini e, a quanto ne so, il più autorevole candidato alla carica di segretario dei giovani del Pd».
Come se…
«Come se, fatte le debite proporzioni, avessero detto a Hillary di chiamare Obama per sapere cosa fare per candidarsi alle primarie americane».
Singolare.
«No, ridicolo. Comunque Raciti mi spiega che la bozza di programma che gira sui blog, piena di date scadute e imprecisioni, è ufficiosa, perciò mi consiglia di stare ferma e buona, tanto sarà lui a richiamarmi».
La richiama?
«No. Così, giovedì scorso, sul quotidiano Europa, scrivo una lettera aperta a Veltroni, spiegandogli ciò che accade».
E lui?
«Non risponde».Nemmeno un sms?«Nemmeno».
Strano.
«Giuro: mi ignora. Per fortuna, però, domenica sera mi chiamano certi tipi di un blog, pdnetworkgiovani.it: e mi spiegano che finalmente c’è, sia pure clandestino, un regolamento ufficiale».
Contenuto?
«Per candidarsi bisogna presentare 6oo firme entro giovedì, cioè oggi».Quattro giorni di tempo. Pochini.«Infatti domenica sera chiamo l’agenzia Ansa e detto un’altra lettera, la seconda, destinata a Veltroni».
Risultato?
«Continua a far finta di niente. Solo che io, lunedì mattina, mi scateno…».
Giovane cuore radicale…
«Creo un blog, giuliainnocenziworldpress.it, spedisco una email di denuncia a tutti i parlamentari del Pd e comincio a raccogliere le firme utilizzando i moduli che Pannella usò un anno fa, per le primarie dei grandi».
Martedì, che succede?
«Organizzo un sit-in davanti alla sede del partito, al Nazareno, dov’era convocata la segreteria… chiedo di vedere Veltroni, e aspetto lì due ore, mentre passano tutti, Bersani, la Bindi che mi incoraggia…».
E Veltroni?
«Niente. Ad un certo punto, mi manda fuori Franceschini. Che, tutto soddisfatto, annuncia due decisioni: il regolamento andrà sul sito, la data del voto slitta al 3 ottobre».È qualcosa.«E qualcosa di patetico. Sono divisi per correnti, tutti hanno un piccolo candidato… D’Alema ha il suo, un certo Roberto Speranza… Rutelli ha il suo, un tal Nobile… insomma sembrano proprio la Dc, senza però averne l’organizzazione…» .
di Fabrizio Roncone