mercoledì 5 marzo 2008

Il sindaco di Venezia «Con le scelte dall'alto e le signorine grandi firme non si costruisce un partito»

Corriere della Sera
2008-03-05
ROMA

Candidando «le signorine grandi firme» si possono anche vincere le elezioni ma «non si costruisce un partito».È durissimo il giudizio di Massimo Cacciari, il sindaco-filosofo di Venezia, sulla gestione delle candidature, in particolare nel Nord-Est.Veltroni ha estratto per il Veneto una delle sue carte a sorpresa più riuscite: ha candidato capolista il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, imprenditore di simpatie di centrodestra. «Premetto che non lo conosco personalmente, Massimo Calearo, e dunque non dò un giudizio sulla persona ».Ma... «Ma non credo che possa spostare un solo voto verso di noi. O meglio, la somma algebrica di qualcosa recuperato a destra e di qualche voto perso a sinistra sarà zero».Resta il fatto che ha un valore simbolico. «Il simbolo di una scelta imposta dall'alto, da Roma. Ma non è con i simboli che si fa un partito: se vogliamo costruire un partito dobbiamo radicarci sul territorio, con giovani e donne che rappresentino realtà culturali e anche imprenditoriali e non con le signorine grandi firme».Aver candidato Calearo infrange un tabù: la sinistra non parla agli imprenditori del Nord est. «Ma stiamo scherzando? Ci sono da sempre imprenditori veneti con simpatie per il centrosinistra. Abbiamo avuto Massimo Carraro candidato governatore della Regione. E poi ci sono stati i Marzotto, Pietro e Paolo, e Benetton che era con i repubblicani. Ma non è con questi imprenditori, anche di spessore culturale, che si modificano le traiettorie storiche in questa regione. Non le modifichi con gli escamotage. Bisogna saper parlare con 10 mila piccoli imprenditori, avere strutture di partito credibili, fare in modo che loro possano avere fiducia in te. Il resto sono fesserie alla Berlusconi. Noi vogliamo assomigliare a Berlusconi?» Insomma lei Calearo non l'avrebbe voluto in lista. «Non mi interessa parlare di Calearo o di un altro, per giunta non lo conosco.E lungi da me gettare la croce su Tizio o Caio. Sto facendo un discorso di prospettiva: dobbiamo capire se vogliamo costruire un partito con scelte di impegno e di sostanza o solo con l'immagine. È pur vero che molto dipende dal fatto che c'è questa legge elettorale che spinge a fare le liste pessimamente ».La legge è brutta, ma un po' di discrezionalità ai segretari, anzi molta, nel fare le liste la garantisce. «La legge elettorale spinge a centralizzare le candidature, anche se si parte con le migliori buone intenzioni si finisce male. Bisognerebbe essere obbligati a tenere conto dell'espressione del territorio. Io credo che una grande, enorme, responsabilità ce l'ha il governo Prodi: quella di non aver fatto una riforma elettorale che cambiasse questo meccanismo perverso».Si dovevano fare le primarie per i candidati? «Ma no, era impensabile fare le primarie, ma così sono decise tutte le candidature al centro e con logiche di corrente ».È vero che il Partito democratico in autunno era partito con un forte coinvolgimento del territorio, delle forze giovani. «Ma adesso io voglio sapere se Veltroni vuole fare un partito o un movimento a spot tipo quello del Cavaliere. Se si va in questa direzione, fottiamocene di donne e giovani e facciamoli fuori per paracadutare uno in un posto solo perché ha una buona immagine. Dobbiamo deciderci su cosa vogliamo fare da grandi: Berlusconi con questa logica dell'immagine ha vinto due volte ma noi credo vogliamo fare un partito e non Forza Italia o Forza Milan ».Lei crede nella rimonta? «Veltroni ha una bella immagine, sa comunicare. Mi auguro che possa anche vincere. Ma io guardo al di là del mio naso, e mal me ne incoglie ogni volta, e mi domando: quando cambierà la legge elettorale, che prima o poi cambierà, cambierà il modo di scegliere i candidati o questa è una scelta culturale? » E cosa risponde? «È presto per dirlo».Gianna Fregonara


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