domenica 17 agosto 2008

Alla scuola del Partito democratico i maestri sono tanti, mancano le idee

Corriere della Sera
2008-08-17
Niente grande discorso conclusivo, ma solo un intervento alla Festa democratica, già Festa dell' Unità, per Walter Veltroni.E questa è una novità, perché il comizio settembrino del segretario generale alla Festa, era una tradizione antica, e anche un evento politico importante, spesso non soltanto per il partito. Ma più o meno negli stessi giorni Veltroni romperà lo stesso il lungo silenzio cui si è di fatto consegnato, mettendo in ambascia i suoi sostenitori, fin dalla sconfitta elettorale di aprile. Solo che ad ascoltarlo non ci sarà una folla di militanti, ma una platea attenta di studenti, chiamiamoli così, che prenderanno diligentemente appunti. Il segretario tornerà infatti nella bella Cortona, dove aveva iniziato qualche mese fa il suo tour elettorale, per concludere i lavori della scuola estiva, anzi, della summer school, del suo partito. In luogo del comizio, che appartiene se non alle «ossessioni ideologiche» quanto meno alla liturgia dei partiti di massa del Novecento, terrà una lezione, o una conferenza: un genere che evidentemente gli si addice, visto che proprio a un tour di conferenze sulla «bella politica», un paio di anni fa, si affidò per calibrare il suo profilo di nascente leader democratico. Ma stavolta non farà tutto da solo. Ed è questa, a modo suo, la novità più significativa. Perché, par di capire, dovrebbe stare a significare che, per il neonato Pd, quella che un tempo si chiamava «la linea» non più è qualcosa che il leader trasmette dal palco di un comizio più o meno oceanico. È, dovrebbe essere, un discorso pubblico che si costruisce dialogando con interlocutori magari privi di casacche di partito, a grandi linee ascrivibili alla sinistra o al centrosinistra, ma lontani da quanto resta della cultura e delle tradizioni della sinistra storica; forti, però, di competenze riconosciute in Italia e nel mondo, e interessati a metterle in sintonia con un progetto politico riformista che, da solo, fatica a prendere forma.Lodevolissime ambizioni, non c'è che dire. E però non è necessario essere degli inguaribili conservatori, nostalgici dei partiti pesanti del Novecento, dei loro comizi e delle loro scuole quadri, per nutrire qualche dubbio in materia. Ascoltare, dialogare, confrontarsi sono, ci mancherebbe, attività fondamentali. Ma alla politica, ai gruppi dirigenti politici, ai leader politici è richiesto qualcosa di più e di diverso dalla capacità di trovare le parole e i toni giusti per cogliere fior da fiore di quanto si è appreso ascoltando, dialogando e confrontandosi, e cercare di trasformarlo in consenso. È richiesta, in una parola, quella politica che continua a latitare. E cioè visione, intuizione del mondo, voglia e capacità di leggere il proprio tempo e il proprio Paese, ma anche sforzo quotidiano per individuare soluzioni realistiche ai problemi aperti e, perché no, pure organizzazione, perché le idee camminano sulle gambe degli uomini. I partiti che, prima di andare in crisi, hanno avuto il tempo di costruire, dal governo e dall'opposizione, l'Italia repubblicana, questo hanno fatto, o cercato e magari anche simulato di fare. Il Novecento, è vero, ce lo siamo lasciato alle spalle. Ma è difficile immaginare che partiti nuovi possano nascere, e mettere radici, ignorando questo problema. E ancora più difficile è immaginare che possano girarci attorno le loro nascenti scuole di politica.Va benissimo riunirsi tre giorni, e chiamare un bel numero di grandi firme vecchie e nuove (dall'ormai superclassico Jacques Attali al sempiterno Edgar Morin, da Vandana Shiva all'immancabile Jeremy Rifkin passando per Jean Paul Fitoussi, per dire solo degli ospiti internazionali) a dire la loro, che peraltro non è del tutto ignota, praticamente su tutto: il «liberismo in crisi» come l'ambiente, il lavoro come la «glocalizzazione» di cui tratterà Piero Bassetti, par di capire nell'intento salvifico di far ritrovare al Pd il filo smarrito della narrazione di Milano e del Nord. Probabilmente le loro relazioni offriranno a Veltroni delle belle citazioni per il suo discorso conclusivo. Più difficilmente daranno agli studenti di Cortona lumi utili a sapere che cos'è il partito che sono chiamati a costruire, e a conoscere un po' meglio il Paese che, domani o dopodomani, vorrebbero tornare a governare.Gli ospiti internazionali Da Jacques Attali a Edgar Morin, da Vandana Shiva a Jeremy Rifkin passando per Jean Paul Fitoussi.
Paolo Franchi

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