venerdì 1 giugno 2007

Partito Democratico: Diario di Bordo

1.
Dopo giorni concitati e confusi come questi non c’è niente di meglio di una vignetta di Altan per riassumere, capire e pensare di nuovo. Che dico, vignetta, editoriale, saggio in poche parole, summa, sintesi.
Ed eccola, è arrivata stamani su Repubblica. Concentra in un attimo lo sbandamento dello stato maggiore del Pd su primarie, leader, personalità che si scontrano, dichiarazioni infuocate.
Seduto su una poltroncina da riunione, un pensoso soggetto cogita :
“ Cercasi leader in grado di salvare capra e cavoli, cani e porci, baracca e burattini. E giovane !”.
Splendido.
Prodi non vuole l’elezione diretta del leader a ottobre, perché indebolirebbe lui come capo del governo. Manda il fido Santagata, improbabile Ministro all’attuazione mai verificata di un Programma di Governo di 283 pagine, due volte rifatto in un anno, al vertice di Caserta e con il discorso di fiducia dopo la crisi “Turigliatto”, a fare da spaccasassi in due Talk-Show : se ci sono le primarie per il leader Prodi si candiderà, scorrerà il sangue. Chi ha il coraggio di farsi avanti? Poi rincara la dose: nel Pd si fa come dico io, prendere o lasciare, di leader se ne parlerà nel 2008, per ora basta un coordinatore, perché io non farò il Re Travicello. E’ immediatamente partita la caccia al coordinatore ideale. Ma Franceschini e tutti gli altri possibili hanno declinato l’invito, non faranno i Travicelli neppure loro. Rutelli parte all’attacco: ci vuole un leader vero. Veltroni ci si mette anche lui, ma più defilato. La Torre, portavoce di D’Alema invita a correre: scegliamo il leader il 15 luglio, il 14 ottobre è troppo lontano, se non c’è tempo per organizzare le primarie pazienza, lo sceglieremo in altro modo. Alla fine, in una riunione del comitato dei 45, dopo assalti e ritirate, finte proposte e innocui interventi dei meno scafati membri del fatidico comitatone, spunta una saggia mediazione, firmata Fassino, modello spagnolo, un leader che sia un segretario vero, come il segretario organizzativo del Psoe, che però è il numero due del premier spagnolo quando la sinistra governa. Prodi Presidente fino alle primarie e poi soluzione equilibrata. Ma la tregua dura, come sempre, solo poche ore. Il mattino dopo ripartono le interpretazioni e le dichiarazioni. Lo sconsolato, impietrito personaggio di Altan cerca, all’italiana, una via d’uscita impossibile che tenga in piedi la baracca. Una soluzione di forza sbiadita, per non scontentare nessuno della complessa carovana partita in direzione Pd. L’unica caratteristica che potrebbe contraddistinguere questo salvatore senza disturbare i manovratori è l’anagrafe.
L’anagrafe, l’anagrafe. Evviva! Tutti vogliono facce nuove, idee nuove e più giovani nel Pd, nella base e in plancia . E come si potrebbe non volere questo ! Ma Altan dice di più.
L’anagrafe è la perfetta panacea per sbloccare una situazione imballata. Corriamo.
2.
La tornata elettorale di domenica scorsa è stata una doccia fredda per l’Unione e per l’Ulivo.
Non la spallata desiderata dalla CdL, ma una ginocchiata sì, ironizza Antonio Polito, senatore della Margherita.
In effetti la botta c’è stata. Più macroscopica al nord, ma non meno significativa nel resto d’Italia. Una contrazione dell’Ulivo non inferiore, mediamente a cinque-dieci punti percentuali, più pesante in cifra assoluta, per il forte astensionismo; Rifondazione dimezzata e meno penalizzata nelle realtà locali dove è all’opposizione. In molte realtà, come a Pistoia, in Toscana, la sanzione elettorale che è tuttaltro che una generica protesta, ma va al bersaglio: si registra un’alta percentuale di “voto disgiunto” tra la coalizione dei partiti, che supera il 53% e il candidato sindaco, che si ferma al 49%. C’era una volta una classe dirigente amministrativa che portava alla lista, come si diceva, un “valore aggiunto”, che era persino considerato una dote naturale, scontata. Che non fosse tale, lo si vede ora.
La riflessione avviata e considerata da qualcuno come utile e idonea a correggere gli errori fatti prima che sia troppo tardi, il “segnale d’allarme” che consente di migliorare senza sbattere, riguarda soprattutto l’azione del Governo, da molti giudicata insufficiente, sbilanciata socialmente, inefficace, scoordinata, carente di obiettivi chiari. Si colpevolizza, come al solito, l’inefficace comunicazione, la litigiosità dei ministri, la poca chiarezza sulle priorità, l’indecisionismo sulle infrastrutture, la scarsa sensibilità sociale, eccetera. Come in tutte le interminabili analisi delle sconfitte, per il nord la colpa è della disattenzione per il nord, per i giovani ci si è dimenticati dei giovani, per i disoccupati dei disoccupati, per i commercianti non c’è chiarezza sul futuro del commercio, e via dicendo.
Tutti auspicano uno scatto della politica dell’Unione. Tutte le volte che qualcosa non va si spera in uno scatto, in un soprassalto, un sussulto, come se la politica volgesse ormai al coma e la speranza fosse solo di tipo compulsivo. Uno scatto oggi, uno domani, e nell’auspicio dello scatto del giorno c’è la fotografia dell’assenza di una strategia condivisa a cui fare riferimento, di un patrimonio di idee a cui attingere eccetera.
Di mio aggiungo una considerazione che ho visto rimanere in ombra.
Emerge dall’analisi di tutti i singoli casi che la tenuta migliore del centrosinistra si ha con i candidati selezionati con le primarie.
Un caso per tutti, Genova, per non elencare questo e quell’altro, ma se volete fare uno screening vedrete che la regola è confermata anche a contrario, i peggiori risultati segnalano candidati non passati dalle primarie.
Genova, dicevo, dove Marta Vincenzi è stata eletta sindaca al primo turno, pur scontando un arretramento di consensi rispetto alle precedenti elezioni. La candidatura della Vincenzi è stata scelta con le primarie. Primarie che i Ds non volevano, puntando inizialmente su un altro candidato. La Vincenzi era più forte nei consensi degli elettori di centrosinistra, però, e ha vinto. Già Presidente della Provincia e Presidente dell’Upi Liguria, me la ricordo battagliera e generosa compagna e collega, nel medesimo ruolo che ho ricoperto a Livorno e in Toscana, negli stessi anni. Per l’amicizia e la stima che ho per lei, ne ho seguito la vicenda e quando ho visto i risultati mi sono chiesto come sarebbe finita con il candidato che l’”Establishment” del partito, (come lei lo ha definito), mostrava di preferirle.
Alla Provincia di Genova il candidato Repetto (un esponente della Margherita, un gentiluomo corretto e assiduo), non passato dalle primarie, dovrà ripresentarsi, tra due domeniche, al ballottaggio, come il sindaco di Pistoia, al secondo mandato, che non ha voluto sottoporsi alle primarie…..
Claudio Frontera

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